Differenza tra blog e servizi

Lato SEO c’è un gran problema ad avviare un servizio, è vero che se viene fatto qualcosa di buono e utile si propaga per la rete da solo, ma a credere che il white hat di google in ambito commerciale faccia qualche effetto si fa solo illusioni.

White hat è il modo nel quale Google interpreta la rete, nell’ambito di publicizzare un sito vorrebbe che ogni annuncio sponsorizzato pagato venisse adeguatamente informato lato utente e con link espressamente legati da nofollow.. chiaramente non è tanto rispettata questa buona regola, neanche da loro stessi che tempo fa si sono autopenalizzati perchè in una campagna pubblicitaria non l’hanno rispettata.

Tornando a noi, lavorando nel web nell’ambito (o con responsabilità) SEM e SEO torna molto scomodo dover far pubblicità ad un servizio, perchè a differenza dei blog o siti con prevalenza contenuto, il traffico proveniente da motori di ricerca non solo è automatico all’avvenuta indicizzazione, ma è anche molto facilmente ottimizzabile, piattaforme ad esempio Joomla! o WordPress sono in assoluto le migliori per questo genere di cose.

Avviare un servizio che non sia content-based invece è problematico, generalmente se si offre un servizio tramite area riservata si hanno 4 pagine di presentazione da sfruttare al massismo, statiche, mentre tutto il resto è svolto tramite area riservata.
Ok, bisogna dire che a medio-lungo termine la propagazione della popolarità di un servizio è ben più alta di una piattaforma content-based, ma c’è da dire che questo è vero solo se si è partiti bene e si è fatta una buona campagna iniziale.

Un esempio di buona pratica iniziale per incrementare la visibilità di un servizio è di costruire da subito un blog aziendale, nel quale si cercherà di far leva sul contenuto da indicizzare aggiuntivo, si annunceranno eventi, novità, pratiche e prassi, ma anche banalità come gli auguri di fine anno.
Una buona pratica secondo il mio parere è di non crearlo su un sottodominio come in molti fanno, ma di crearlo sul dominio principale come sottocartella in modo di ottenere tutti eventuali backlink che andranno ad influire su un solo dominio, tempi di  indicizzazione più veloci dai motori, ecc.
Basti sapere che un sottodominio di persè è un sito nuovo a se stante, quindi tutto un eventuale lavoro seo andrà fatto una seconda volta, ed idem con patate l’autoottimizzazione dovuta al passaparola nel tempo di andrà a suddividere.

Una seconda buona pratica è di creare da subito la parte del sito dedicata ALMENO a Facebook e Twitter. Riuscir a pensare qualcosa che possa essere virale o comunque avere il minimo tocco tattico possibile nel layout di una pagina facebook .. può essere molto d’aiuto.. ma questo lo si vedrà un’altra volta.

Blog e social network possono essere d’aiuto senza doversi sprecare molto.. ad esempio WordPress si può installare tranquillamente su una sottocartella (a patto di non avere cose particolari come un progetto zend o altro per i quali vanno risolti i conflitti con il rewrite e .htaccess), utilizzando questo CMS si ha come fattore critico di dover manenerlo (ripeto che WP è tanto potente quanto vulnerabile) ma come fattore utile il fatto di poter facilemente configurare plugin come Facebook Page Publish e WP to Twitter per autopostare i contenuti del blog su facebook e su twitter, il plugin Facebook Likes You! per ottenere il classico bottone di condivizione per ogni post,  molto altro gratuitamente (molti plugin utii sono descritti in questo blog).

Unite alle pratiche sopra definite c’è da aggiungere come obligatorio il fatto di tenerle visibili all’utente, un sito deve essere navigabile e non solo di presentazione.. lo sa un utente e lo capisce anche google se è solo il lato seo che vi interessa.

Queste cose per me sono le più banali per aumentare l’indicizzazione di qualcosa che di definizione non ha contenuto, ma di sicuro non sono le uniche, un giorno tratterò anche qualche pratica più avanzata che ho adottato.